Il coraggio non ce l'ho e pure la paura mi frega

lunedì 5 dicembre 2016

Mr.Jones

“Sono molti – ha evidenziato il capo dei Ros di Milano, il colonnello Paolo Storoni – i casi di matrimonio per procura, sembrano quelli dei nostri di immigrati di una volta. Quello dell’Isis e’ un contesto in cui ci si innamora via internet”. lanotizia

Ma perchè il colonnello non si è mai innamorato via Internet ? Eddai.

Prendere la figlia e scappare con o verso un altro uomo non è propriamente islamico.
Comunque l'innamoramento e la relazione che portano al matrimonio nell'Islam non seguono gli stereotipi classici occidentali. La conoscenza fisica è molto limitata e avviene in ambito familiare con le varianti dettate dalle tradizioni culturali del Paese di appartenenza. In questo senso Internet si presta molto come mezzo per conoscere e decidere di sposarsi o sposarsi direttamente. Mi pare che ci siano pronunciamenti giurisprudenziali in tal senso.
Internet è l'ideale per Daesh. Il rapporto reclutatore-reclutato è molto simile a quello pedofilo-bambino.
L'elemento affettivo serve a cementare ancora di più la relazione e l'influenza che l'istigatore ha sulla vittima.

I Ros vivono su una galassia a parte.
Dopo tre giorni che i giornali riferivano di investigatori inclini a credere nell'atipicità del sequestro Zanotti, arriva PeppeGov che dopo essersi pappato l'inchiesta fa : io ho ho il compito di aiutare un italiano in difficoltà. Mah. Io invece aspetteri prima di pronunciarmi così apertamente sul fatto che sia realmente quello che sembra.

Seduta sul manubrio a cantar canzoni

Il presidente del consiglio che ringraziava la moglie e le rendeva onore per aver rappresentato degnamente l'Italia nelle occasioni ufficiali, voleva anche chiederle scusa per quel terremoto in cui l'ha catapultata a causa della sua scelta di scendere nell'arena politica.
Di Agnese non ho mai capito come abbia fatto a sposare Renzi. Innamorarsi di un uomo un pò guascone viene anche naturale. Il tipo complicato affascina e aiuta a capire ed andare d'accordo con noi stesse che in fondo gli somigliamo. Sposarselo è un altro discorso. Comunque sia, una donna che prende un impegno importante così giovane e cresce tre figli di sicuro merita rispetto.


Foto Famigliacristiana

Nduja segreta

Dove ha fatto campagna elettorale lui in Calabria, ha trionfato il No.

Espressioni post-referendum

Un pò di tristezza perchè bisogna aspettare per sapere se si può continuare a pubblicare la solita sbobba dedicata a Vaticano e Sicilia.

Foto polizia di stato

Matteo, la galassia insicurezza, il versiliese e i conti che non tornano

Quando i capi di polizia se ne vanno in giro per il Paese facendo frequenti puntate in Sicilia, o addirittura alla festa del sindacato che ti è nemico giurato, e perdi in maniera così netta un voto incentrato su di te, vuol dire che la sicurezza sta lavorando per se stessa o al massimo per il ministro. Di certo non per te. E allora gli devi presentare il conto, sennò alla fine lo presentano loro a te. C’è sempre un prezzo da pagare nella vita.

A metà tra comunicazione e sicurezza, se nessuno ti dice che la rispostaccia al padre disperato dello jihadista italiano morto in Siria, non solo aliena le simpatie delle minoranze, ma mette a rischio la sicurezza nazionale perché può provocare reazioni, vuol dire che i servizi o chi per loro, fanno un servizio ad altri. Di certo non a te.

Prefetti, dirigenti, fondi, leggi. Renzi si è fatto spennare come un pollo da forze dell’ordine e servizi segreti ma, almeno per quanto concerne il suo ruolo ufficiale di presidente del consiglio, non ha ottenuto granché in cambio. Non più di storielle su Jihadi John e terroristi da Facebook . Complice un ministro frutto di accordi politici che non sa andare oltre il tweet per farsi bello con operazioni di polizia e norme fatte approvare, il premier si è ritrovato a subire una galassia che in Italia è ben consolidata attorno ai soliti noti.
Scriveva Dago il mese scorso, che la nomina del dottor Blengini al vertice dell’Aisi, era il segno della vittoria del prefetto Gabrielli sul prefetto Pansa.
Coppia d’assi che non disdegnano la seggiola. Più viscerale e aperto a qualsiasi orizzonte l’attuale capo della polizia. Sentimentale e locale, o localizzato, il campano in prestito stagionale agli spioni. Francamente io non ho mai capito perché il prefetto Pansa abbia preteso così tenacemente il trono dei servizi. Sicuramente simbolo di prestigio e potere ma stando a come i giornali ci descrivono la scena e dagli spifferi in arrivo da Roma, i nostri servizi segreti stipendio a parte, e forse nemmeno quello, sono il posto meno adatto dove andare a fare il nido, pena rimetterci la salute del sistema nervoso. Pansa avrebbe potuto mirare a qualche azienda o istituto, oppure rientrare in un secondo giro di nomine come accaduto al prefetto Tronca. Tanto più che la storiella degli imsi catcher, quasi sicuramente di itala regia, aveva il sapore di un benvenuto amaro.
Il generale Manenti era perfetto per il ruolo. Anche lui artefice della discarica libica, ma almeno conoscitore di quel giocattolino chiamato servizi e anche abbastanza fedele, o di fiducia, a quanto è dato capire. Se solo Matteo avesse suggeritori disinteressati. Purtroppo attorno a lui c’è gente con il piattino e pronta a pugnalarlo .

De Gennaro mina vagante dei salotti di Messa, mentre Moretti assieme all’Ambasciatore Massolo al Med, pareva il papa con la papessa . Forse questa è stata la vera sconfitta del prefetto Pansa. Continuare a fare il proxy dell’ex-allievo dei salesiani che non vuole perdere il controllo. E anche la sconfitta dei servizi. Ma tanto ci siamo abituati. Non è che possiamo pretendere più di tanto dagli angeli dei segreti. Sempre in mezzo a guerre, ostaggi, campagne elettorali e pozzi di petrolio. Mai uno scatto d’orgoglio a prescindere dalla leggina o dalla nomina. Sempre a nascondersi, a litigare e a sussurrare mezze verità nascoste e qualche piccola ossessione all’orecchio dei giornalai amici.

Il copione da bulletto di paese che va al seggio senza documento perchè tanto lo conoscono, non sottrae preferenze all’arrogante in quanto tale. Gli preclude semplicemente un polo d’ascolto. Se uno pensa di trovarsi davanti ad un arrogante, allora non lo sta nemmeno a sentire. Se la gente avesse ascoltato il Renzi degli ultimi quindici giorni mentre spiegava la riforma, avrebbe votato sì. Qualsiasi piano per il futuro abbia in mente il giovane toscano, è arrivata l’ora di crescere e imparare a sopravvivere nella giungla. Vivere non è abbastanza per uno che voleva arrivare in capo al mondo e invece si è fermato al luna park assieme ad Obama.

In Austria abbiamo vinto largo

Blengini voleva bene a quel ragazzo.
Era come un figlio per lui.
E non solo per motivi d'età.
Anche mentre parlava con la voce strozzata, il giovane premier si era ricordato di usare il linguaggio che lui gli aveva insegnato. Il linguaggio degli agenti segreti.
Quando aveva detto che adesso toccava a quelli del No, intendeva dire "adesso sono fatti vostri". E nel prendersi la responsabilità della sconfitta, aveva messo in chiaro con quel branco di imbecilli che lo circondava, che i voti erano tutti suoi e se li teneva.
Il riferimento ad Agnese e ai ragazzi era stato il tocco finale.
Peccato che il suo team si fosse reso conto troppo tardi che il quadretto di famiglia era essenziale per raccogliere consensi. Il lato positivo della sconfitta è che avrebbe avuto tempo per perdere peso. La faccia da pesce palla e la pancetta da funzionario Aise stonavano con la sua grinta.
Blengini adorava il suo sense of humour. I cugini un pò meno.

Doveva finire di guardare il catalogo del nuovo guardaroba. Life goes on.
Vestiti nuovi per un vicedirettore nuovo.
Il segreto per essere un buon agente segreto è la perfezione.
E lui era la perfezione fatta persona.
Carattere ruvido e cuore di ghiaccio.

domenica 4 dicembre 2016

Senza fare sul serio

Ai carabinieri invidio la pazienza.
Un comportamente del genere è da criminali.
Approfittarsi della ingenuità delle persone per giocare sporco è da vigliacchi.

Non mi fido di te che così bene chiacchieri

Anche il mondo giudaico cristiano è ingiusto con la donna, e spesso perpetra delitti e stupri ma una continua onda di protesta batte la roccia, imponendo leggi di eguaglianza e contro la violenza. Si chiama progresso, a volte non hai più tanta voglia di crederci, ma non c’è dubbio che la nostra condizione della donna è cambiata. A me torna sempre in mente la storia di quei due bimbi di 6 e 9 anni, marocchini d’origine, che riuscirono a fermare il padre che picchiava la mamma con un ferro da stiro chiamando la polizia. Nel nostro mondo queste cose non succedono? Molto meno, e nessuno osa codificarle come un diritto. Nirenstein il giornale


Mentre ascoltavo l'intervista al dirigente di polizia che si è occupato del caso, notavo che per vicende del genere in cui non sono coinvolte questioni che ruotano attorno all'Islam, nessuno si sogna di fare dichiarazioni. E ho pensato che magari era uno del Coisp.
Siamo diventati tutti più violenti e più cattivi. E quando si punta il dito contro la religione, ci si dovrebbe spiegare che cosa si intende per Islam. Parliamo di una grande galassia e certi comportamenti sono spesso dettati dall'ignoranza piuttosto che dalle interpretazioni coraniche.
Quella ragazzina si toglieva il velo quando usciva di casa e lo rimetteva appena rientrata, allo stesso modo in cui tante ragazze convertite mettono il velo all'uscita e lo tolgono prima di rientrare per nascondere la loro scelta alle famiglie.
Se la signora Nirenstein, che per qualche motivo che mi sfugge viene a dare lezioni a casa nostra, si preoccupasse anche della ragazza musulmana che non può indossare il velo, allora mi convincerebbe.
Così invece, rimane la solita tirata anti-islamica che non ha altro obiettivo che quello di spargere odio.
Il nostro Paese una volta non era così.

sabato 3 dicembre 2016

Modifiche


Comunicato relativo all'adozione del «Regolamento che modifica i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri n. 1/2011 e n. 3/2015». (16A08326) (GU Serie Generale n.278 del 28-11-2016)
In attuazione della legge 3 agosto 2007, n. 124, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 24 novembre 2016, n. 3, e' stato adottato il «Regolamento che modifica il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 marzo 2011, n. 1 ed il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 maggio 2015, n. 3». Ai sensi dell'art. 30, comma 4, del decreto, le disposizioni ivi contenute entreranno in vigore il quindicesimo giorno successivo alla comunicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 

Quest'uomo mi sta facendo impazzire.

Non mi pare un comunicato strano.
Basta fare lavorare all'unisono cervello e dita e poi cercare le norme citate, il cui testo si trova anche sul sito della sicurezza nazionale. Che è pure l'unica roba decente che sta scritta là sopra.
Solo che non capisco che ci azzeccano quei DCPM con la promozione del dottor Blengini.
Per il momento auguri. Poi ci penso e lo scovo. Lui e la norma segreta.
Prima o poi ti trovo Blengy Pokemon. Mind my words...

Time to go.

Dagli omogeneizzati alla morfina

Vi sono fattori sociali in termini di capacità di integrazione da parte di quel Paese che abbattono il livello di minaccia. Vi sono fattori anche organizzativi. Mi sono trovato ad avere un briefing in un Paese straniero che aveva fatto un esame sul nostro sistema italiano rispetto alla minaccia di Daesh e mi ha colpito che quando si parlava delle aree non urbane invidiavano a noi quattro concetti : famiglia, farmacia, prete, stazione dei carabinieri. La farmacia mi ha colpito, però poi ho pensato che in alcune aree non urbane la farmacia è un elemento determinante. Alberto Manenti 


Anch’io non riuscivo a capire a cosa potesse servire, nel caos in cui versa il Paese, una riunione tra gli anziani, i notabili e i rappresentanti di categoria di Tarhouna che al termine hanno firmato una "semplice" dichiarazione in cui si impegnano a tenere fede ai valori fondanti della comunità e a stare lontani da qualsiasi tipo di deriva estremista e criminale che attanaglia la città. Poi ascoltando il resoconto sulla Libia di ieri e di oggi fatto dal generale Manenti, ne ho compreso le ragioni profonde. Pur trovandoci nell’era in cui internet accorcia le distanze, bisogna ancora vivere dentro le cose e le persone, per afferrarne l’essenza.

La farmacia è il luogo dove in pochi secondi si passa dalla percezione della vita a quella della morte. Il direttore dell’Aise sembra avere la giusta dose di cinismo e distacco che permettono di sopravvivere al mestiere di farmacista. A volte ci si trova davanti alla signora che ha ricevuto conferme dal medico di famiglia sul verdetto dell’ospedale a proposito della necessità di amputare il piede al marito. Quando scoppia in lacrime, non si può fare altro che sederle accanto e ascoltarla in silenzio perché anche un sussurro sarebbe inopportuno. In farmacia ci si può ritrovare all’improvviso con l’amica che si è conosciuta alla stessa età della figlia con la quale ha varcato l’ingresso. Oppure si è davanti alla giovane sposa che per mesi è venuta con la prescrizione di cure per la fertilità e quella volta chiede il test di gravidanza. Allora si fa finta di niente, pregando che quella sia la volta buona per lei. La farmacia è il posto in cui le sostanze possono giocare in ruoli differenti. Alleviare il dolore finchè giunge la morte o dare sfogo alle frustrazioni provocando la morte.
In anni passati, quando a una certa ora si entrava nella farmacia del pilastro a Bologna, quella annessa a un centro commerciale poco distante dalla piazzetta del massacro, in quel locale così grande si potevano percepire lo stesso freddo e la stessa atmosfera di mistero che accolsero i tre ragazzi dell’Arma quando iniziarono il giro di ricognizione la notte del quattro Gennaio.
In farmacia c’è vita che viene e che va. Storie di cui, anche a volerle tenere segrete, alla fine parlano tutti. Nei paesi, nelle campagne e nelle periferie. Se l’Aisi ha bisogno di capire che aria tira in una zona specifica, quali sentimenti albergano nei confronti del governo, come si muovono le comunità di stranieri, che giri criminali ci sono in città, basta che mandi uno dei propri agenti, in grado di cogliere ed interpretare determinati segnali, a lavorare come commesso in una farmacia.

Qualche anno dopo la conversione, un po’ per capire il fenomeno e un po’ per esorcizzare il marchio di terroristi che noi musulmani ci portiamo addosso a prescindere, mi misi a studiare lo jihadismo e la storia di al Qaeda. Capitò di imbattermi in una figura molto nota come filantropo nel mondo islamico. Terrorista per il dipartimento di stato americano. Il nome di Adel Batterjee era fissato su di una lista, la cosiddetta Golden Chain, di venti nomi tra cui anche alcuni fratelli di Bin Laden, ritrovata dalla polizia bosniaca nel corso di un raid nei locali della Benevolence International. Si tratta di un’organizzazione benefica che ha portato il wahabismo nella sua forma più violenta, non solo a Sarajevo e dintorni, ma anche in Pakistan e altre zone. Mi ricordai allora che all’indomani della laurea mi era venuto in mente di inviare il curriculum in medio-oriente. L’unico che mi rispose, e addirittura mi telefonò, fu Mazen Batterjee, all’epoca ai vertici della divisione farmaceutica del gruppo di famiglia. Lo aveva incuriosito il fatto che una giovane donna europea fosse pronta a salpare per l’Arabia Saudita a dispetto delle leggende sul terrorismo. La famiglia Batterjee, che conta diverse centinaia di componenti, iniziò la sua avventura nell’industria farmaceutica grazie a Sheikh Ibrahim Hassan che negli anni quaranta produceva ed esportava farmaci oltre le mura di Jeddah. In seguito ci fu l’espansione con l’apertura di catene di farmacie nel regno e la diversificazione dei settori d’interesse. Oggi il gruppo Batterjee fattura miliardi grazie a varie attività sparse nel mondo e nel Golfo. Adel non è mai stato particolarmente attivo o legato al nucleo centrale della famiglia, ma ha ampie risorse su cui poter contare e le usa per le sue attività cosiddette filantropiche.

La farmacia è espressione della storia e del modo di essere di un popolo. Nel Golfo le farmacie non sono il cuore della comunità come qui da noi, innanzitutto perché prevale l’attitudine al pudore e al segreto per quello che riguarda la vita privata e quindi anche la salute. Attitudine in parte mutuata dalle tradizioni di quei popoli e anche da un’errata applicazione delle interpretazioni coraniche. Ancora oggi spesso i ragazzi con malformazioni o handicap mentali non sono mandati a scuola e sono costretti a vivere nascosti in casa perché ritenuti motivo d’imbarazzo. I governi investono molto in campagne di sensibilizzazione su questioni legate alla salute femminile e al disagio creato dall’abuso di alcool e droghe. E la risposta è di sicuro incoraggiante. Però il monopolio detenuto dalle multinazionali che ne gestiscono l’organizzazione e la dislocazione prevalente nei centri commerciali, fa sì che la farmacia rimanga solo un negozio in cui andare a comprare medicinali. Anche la farmacia che si trova nella wilaya più lontana, consiste in un locale rifornito dal distributore di Boots e in cui lavora un farmacista spesso di provenienza asiatica. Non è un luogo di dialogo e scambio come avviene in Italia. Nelle aree rurali e nelle periferie, la farmacia assieme al bar e alla parrocchia è effettivamente un osservatorio privilegiato dal quale forze dell’ordine e intelligence possono attingere dati e informazioni, e di cui gli organi governativi locali e nazionali possono servirsi per elaborare strategie, anche a lungo termine, d’interazione e integrazione.


Foto Batterjee group

venerdì 2 dicembre 2016

I'll go crazy if I don't go crazy tonight

Blengini era stremato ma felice.
Non dormiva da settimane ormai.
Masciopinto Questore a Brindisi andava a completare il puzzle con Briatore presidente della regione.
Petronzi era anche stanco di stare a Washington. Gli uomini Digos non amano pasteggiare a caviale e champagne. L'era delle bombe carta era comunque finalmente terminata. Al massimo qualche fischio.
Da Questore avrebbe dovuto sorridere alle vecchiette, stringere la mano al prefetto, andare a teatro, prendersi gli insulti dei sindacati di estrema destra. Ma c'erano anche i ragazzini del camper della postale.
Le poesie di Trevisi. Insomma tutta vita.
A lui per il momento rimaneva da controllare il catalogo Ikea delle poltrone di vice-direttore. E ordinare quello per i direttori. Due anni passano presto. E magari sono meno di due. Il generale Parente gli pareva un pò triste. Magari se ne voleva tornare dai suoi.
Doveva ricordarsi di chiamare la Sarzanini lunedì mattina. Bisognava spiegarle come mai di Fezzani non si erano avute più notizie. Le carte dell'estradizione consegnate dall'Ambasciatore alla polizia locale erano parzialmente incomplete. Blengini aveva trovato la diluizione giusta per la fenolftaleina. Fezzani per il momento non poteva essere trattenuto. Ci avrebbe pensato il capo dei cugini in seguito. Quello che "quando ero giovane amavo molto Asimov". E adesso che non lo sei più, che bisogno c'è di raccontarcelo?!?

Sospiro profondo.
Per la patria.
E la 'nduja.

Trigger

L’intervento del generale Manenti al convegno organizzato dall’Arma dei Carabinieri è stato particolarmente interessante perché ha offerto il punto di vista esclusivo dello specialista che, conoscendone la tipologia e il modo di dispiegarsi, deve prevenire la minaccia monitorando ed intervenendo sugli attori in grado di metterla in atto. E’ un processo che almeno in linea teorica non prevede la nostra partecipazione diretta, se non magari come testimoni o informatori dei meccanismi parziali che lo regolano. La testimonianza del direttore ha permesso di comprendere il modo di ragionare di quel tipo di investigatore e la metodologia seguita.
Le forze dell’ordine e i rappresentanti del mondo delle istituzioni che incontriamo sui social o ai convegni e persino attraverso le fiction, agiscono piuttosto sulla percezione degli eventi in modo da stimolare la nostra presenza nella galassia della cosiddetta sicurezza partecipata. Riescono così a creare empatia e a farci entrare in un angolo del loro mondo. Non si cristallizza però la consapevolezza globale degli eventi. Il punto di vista dell'intelligence invece, nella sua essenzialità, permette anche di comprendere scelte in apparenza infauste come la formazione del governo libico e gli scambi di visite tra Roma e Damasco. Di capire la necessità che spinge verso soluzioni a largo raggio e a ragionare nell’ottica di rischi maggiori sia da correre che da affrontare.
Nel tempo inoltre sono cambiate le condizioni e le esigenze. Diceva Michael Hayden che ai tempi della guerra fredda era facile trovare un carro armato sovietico nell'Europa dell'Est ma era difficile abbatterlo senza scatenare una guerra mondiale. Oggi è facile uccidere un terrorista ma è arduo trovarlo nascosto in un internet cafe. Secondo Mike Morrell, quella attuale è la golden age per l'intelligence, perchè è l'unico comparto in grado di scovare il pericolo e  neutralizzarlo in tempo. Che è poi  lo stesso concetto espresso dal generale Manenti quando ha illustrato le difficoltà incontrate per trovare gli agganci dei foreign fighters di ritorno.

Per quanto concerne la componente genetica del profilo del radicalizzato, ricordiamo come in area balcanica, dove risiedono anche le istituzioni che hanno fornito le analisi alle quali si affida l’Aise, abbiamo ascoltato nel corso del processo istruito dal pubblico ministero Campara, il racconto dei genitori dei ragazzi istigati da Bilal Bosnic a partire verso la Siria. Laddove è presente un profilo patologico a livello mentale, e tra loro ce n’erano diversi, è possibile parlare anche di profilo genetico del fenomeno. Ma in generale a mio parere, il vissuto del soggetto e un certo tipo di stimolazione ambientale, sono sufficienti a prepararlo a quello che poi sarà lo scatto finale. A prendere cioè la decisione di farsi esplodere o preparare un attentato in gruppo, oppure anche di andare a combattere. E’ vero, come ha affermato il direttore, che il disagio socio-economico non è più considerato un fattore decisivo, ma diventa importante se percepito come una opportunità negata. E’ questo il caso delle seconde generazioni, così come raccontato da Lamberto Giannini in sede parlamentare a proposito del kamikaze di Londra arrestato dall’Ucigos.
In generale tutti quei fattori che determinano l’esclusione dalla comunità alla quale si appartiene, concorrono a creare un’ampia gamma di profili, dal radicalizzato al foreign fighter, caratteristici del fenomeno. Secondo alcuni biografi, Lawrence d'Arabia è da considerare uno dei primi foreign fighters della storia. La molla che fece scattare in lui la voglia di mettersi alla testa di un esercito di beduini, sarebbe stata la sua condizione di figlio illegittimo, ben conosciuta negli ambienti di riferimento e ritenuta una macchia indelebile per l’Inghilterra dell’epoca. Essere etichettati come terroristi da bambini per il solo fatto di appartenere ad una minoranza etnica o religiosa, come spesso accade da noi, lascia un segno invisibile che a tratti può tornare vivo anche quando pare silente.
Il web è un rifugio per i ragazzi che vanno alla ricerca delle proprie origini o anche del contatto con i propri simili. Una volta immersi in rete, trovano da un lato il materiale che li riporta in un passato che gli appartiene solo nominalmente, dall’Egitto di Sadat all’Afghanistan di bin Laden, e dall’altro il famigerato trigger messo in azione dal reclutatore che conosce i tasti giusti da spingere. A quel punto scatta qualcosa. Non c’è nulla di diverso in un potenziale terrorista rispetto ad una qualsiasi altra persona. Ciascuno di noi si porta dietro frustrazioni, questioni irrisolte, fallimenti. A volte ci si riesce a convivere. Altre volte meno. Se l’innesco giusto parte nel momento sbagliato, nascono problemi seri. Per noi stessi e per gli altri.