domenica 22 ottobre 2017

Go home

DOHA, Qatar — Secretary of State Rex Tillerson on Sunday urged Iranian-backed militias in Iraq to “go home,” and warned European companies doing business with the Revolutionary Guard in Iran that they could face “great risk” from sanctions. WashingtonPost

Che tenerezza quest'uomo.
Lo davo per dimesso da almeno sei mesi.
Eppure resiste.
Ma prima di andarsene si prendono parte delle armi e dei quattrini regalati dagli americani e magari anche i nostri carabinieri ?
Chissà che ha pensato Hajj Qassem quando l'ha sentito.

Update

Ha detto pure "Abadi is in full control of Iraq".
Dolcetto o scherzetto.

Free press

L'amministrazione civile di Idlib nominata da Hayat Tahrir ha emesso oggi un ordine di non ostacolare il lavoro dei giornalisti.
Una risposta "democratica" alle critiche, spesso strumentali, sollevate da più parti.
Sull'ultimo numero di al Risalah invece, c'è una ferma condanna del recente decreto emesso da Sua Maestà Salman per permettere alle donne di guidare l'automobile.
Il distacco dà al Qaeda è reale e inizia a dare i suoi frutti.

Jump the Stain il significativo

E qui ecco un passaggio più significativo. 
"Il generale telefonò in mia presenza al procuratore di Massa". 
Una decisione, quella attribuita a Saltalamacchia, tra l'altro in presenza del suo sottoposto, direttamente al procuratore capo, e non al pm che seguiva le indagini, che è saltata all'occhio dell'investigatore.
Così come il giudizio negativo sulle registrazioni ambientali giudicate "troppo invasive".
Ferruccio Sansa Il Fatto Quotidiano 22 Ottobre 2017

Al di là di quello che in apparenza sembrerebbe un tentativo di evitare le intercettazioni, solitamente nel corso di un'indagine l'investigatore propone a grandi linee un modo di procedere al magistrato, che accetta senza interessarsi troppo ai tecnicismi del caso.
Sembrerebbe essere questo l'orientamento adottato dal generale Saltalamacchia, che si è rivolto giustamente ad un suo pari grado. Se così lo possiamo definire.
Quando mio zio andò in pensione da procuratore generale di corte di appello, scherzando mi spiegò che la sua carica corrispondeva a quella di generale di corpo d'armata.
Vezzi che dopo decenni d'onorata carriera sia militari sia magistrati sono soliti concedersi.
Quando invece magistrato ed investigatore si ritrovano l'uno contro l'altro in una inchiesta, e successivamente in tribunale, sorgono dubbi ed incomprensioni. Appunto per il fatto che, forse per una scarsa attitudine alla comunicazione, o perchè certi dettagli al pubblico ministero interessano relativamente, le pratiche proposte dall'investigatore in altre circostanze, o con il senno di poi, appaiono oscure.
Nel corso del processo di Napoli al dottor Pisani e ai suoi collaboratori vennero fatte contestazioni anche circa indagini che aveva condotto assieme al magistrato che nell'occasione lo stava interrogando e lo aveva messo sotto accusa. Persino altri magistrati che erano interrogati sui punti contestati non seppero rispondere, tanto quei dettagli sembravano poco significativi. Solo il dottor Pisani, che si era preparato andando a ricercare tutta la documentazione, seppe chiarire alla perfezione episodi sui quali la pubblica accusa sollevava molte perplessità.
Uno riguardava la mancata intercettazione di un sodale di quello che sarebbe diventato l'accusatore di Pisani. L'ufficio del pubblico ministero, lo stesso che stava effettuando la contestazione, non aveva risposto alla richiesta inviata dalla squadra mobile.

A me pare che per qualche strano motivo, s'insista troppo e a sproposito sulla figura del generale Saltalamacchia. Dai resoconti stampa delle vicende giudiziarie nelle quali emerge il suo nome, non sembrerebbe risultare nulla di penalmente rilevante.
Pare dubbia anche la posizione del colonnello Liberatori che si sarebbe spinto oltre.
A meno che non ci siano testimonianze dirette o intercettazioni, è difficile stabilire con certezza che abbia deciso i cambi di turno con il proposito specifico di evitare che venissero intercettati i carabinieri indagati.

Attività ricognitive

Il pachistano era stato segnalato a seguito di indagini investigative in ambito di collaborazione internazionale perché ritenuto membro di una rete di suoi connazionali impegnata in 'attività ricognitive' finalizzate a possibili azioni controindicate nel nostro Paese. A seguito degli approfondimenti informativi che ne hanno confermato l'opera di monitoraggio svolta su potenziali obiettivi, il ministro dell’Interno ha emesso un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale. AdnKronos

Se non si è arrivati ad una indagine completa o addirittura ad un processo come il caso Briki-Wakas o quello degli Afghani di Bari, significa che non aveva effettuato un sopralluogo e nemmeno aveva una rete di riferimento in Italia.
Probabilmente frequentava forum e canali social, intrattenendo contatti anche con jiadisti in aree di guerra, e millantava di poter passare all'azione. Magari era dedito anche alla propaganda. Dalla segnalazione non è evidentemente emerso granchè. Le esigenze del ministro attuale sembrano cambiate. Il comunicato ha rimpiazzato le conferenze stampa show.
Che l'approccio dell'intelligence sia differente, lo si vede anche da questi dettagli. Fino a cinque anni fa lo avrebbero tenuto d'occhio, anche affiancandogli un'esca, senza comunicarlo al Casa e alla fine lo avrebbero lasciato sgattaiolare da qualche parte. L'emergenza attuale ha cambiato le esigenze e quindi le modalità di reazione.
Interessante anche il fatto che così tanti pachistani vengano rimpatriati senza problemi.
In Canada e in America i corpi diplomatici oppongono molte resistenze per non fare rientrare troppi potenziali affiliati ai vari gruppi terroristici. Evidentemente l'Italia ha canali privilegiati. Peccato non averli sfruttati per salvare Lo Porto.

sabato 21 ottobre 2017

Non è mai tardi per studiare la Sharia

Corsi di Sharia tenuti nella zona meridionale di Idlib.

Se la presenza dei giovani sui campi di battaglia è uno dei punti di forza di Hayat Tahrir, anche il lavoro che sta facendo con l'amministrazione civile inizia a dare i suoi frutti.  La presenza di un non giovanissimo alle lezioni di Sharia costituisce una testimonianza importante.
A giudicare da altre manifestazioni ed evidenze provenienti non solo dalla sua ala mediatica, non si tratta di una semplice forzatura a scopo di propaganda.

Cinesi all'assalto dei canguri

We have seen accusations of ‘fake news’ and we have seen attempts at untoward influence and interference. This is worrying and is being taken seriously in a number of countries. In our case, the Prime Minister has said: “The sovereignty of Australia, the sovereignty of our democratic processes, free from foreign interference is a matter of the highest concern.”4 The Australian Government takes seriously its responsibility to ensure a robust legal framework within which free and open debate is protected and can flourish. That work is proceeding. As well, Governments themselves must expect, and invite, scrutiny of their actions and their policy positions. As China becomes more important to Australia’s future and to that of the world, it follows that there will be more scrutiny of China, including the ways in which it seeks to exercise influence internationally. All of us here, as participants in a free society, have responsibilities as well. It is our responsibility to challenge and question ‘fake news’. We can readily reduce the risk of being manipulated by seeking out collateral and confirmatory information, by testing through a second opinion.
Frances Adamson 7 October 2017

Our investigations revealed countries undertaking intelligence operations to access sensitive Australian Government and industry information. We identified foreign powers clandestinely seeking to shape the opinions of members of the Australian public, media organisations and government officials in order to advance their country’s own political objectives. Ethnic and religious communities in Australia were also the subject of covert influence operations designed to diminish their criticism of foreign governments. These activities—undertaken covertly to obscure the role of foreign governments—represent a threat to our sovereignty, the integrity of our national institutions and the exercise of our citizens’ rights.
Asio Annual Report October 2017

And of course alongside all of that work against Islamist terrorism, MI5 remains a multi-dimensional organisation. We continue to bear down on terrorism in Northern Ireland with our police partners, and to work against espionage and other clandestine activity by Russia and other foreign states who seek to do Britain harm. Andrew Parker 17 October 2017

Da sempre l’Asio mantiene uno sguardo particolare sulla Cina.
E a giudicare dagli ultimi scandali e dai reportage giornalistici, il riferimento all’interno della relazione annuale non può che puntare principalmente al pericolo cinese.
Non solo Australia e Nuova Zelanda sono da sempre nel mirino, visti i molteplici interessi che investono il campo commerciale e finanziario, ma sono i modi d’infiltrazione a preoccupare l’agenzia e di conseguenza il governo. Modi che hanno come focus principale l’ampia compagine studentesca cinese e i politici locali.
Molti Paesi cercano di esercitare una sorta di soft power attraverso le loro comunità insediate su suolo straniero. La Cina lo fa con maggiore aggressività cercando di modificare la percezione che si ha in Australia del proprio esecutivo e cambiare così le politiche governative. Agisce in questa maniera non solo per incrementare il livello di repressione interno attraverso le minacce ai propri studenti che cercano di alzare l’attenzione sul basso livello di democrazia presente nel loro Paese d’origine. Riesce a dettare legge sulle decisioni che i governi australiano e neozelandese devono prendere in campo internazionale.
Fenomeni simili sono presenti anche nel nostro Paese.
E non riguardano solo la Cina.
Il palco concesso pochi mesi fa a Bashar al Assad da alcuni giornali europei, in primo piano anche qui in Italia, e lo speciale di Oliver Stone su Vladimir Putin, addirittura trasmesso in due serate sulla tivù di stato, sono solamente la punta dell’iceberg di un sistema che cura gli interessi politici e finanziari di nazioni in un certo senso marginalizzate nel contesto internazionale e che cercano di rivendicare la propria legittimità attraverso settori proxy.
In Italia i regimi siriano e russo, ma anche l’Iran, possono contare su piccoli eserciti di studenti e professori, editori e politici che portano avanti le loro battaglie andando così a minare la nostra sovranità.
Compito dell’intelligence è di segnalare al governo le manovre in atto e i rischi nel lungo termine per blindare soprattutto il comparto economico. La politica deve invece cercare di arginare la deriva culturale. Quando si cerca di cambiare dall’esterno la percezione di un popolo, si tocca anche la sua storia e l’identità. Questo costituisce un serio pericolo per la democrazia e la stabilità del Paese.

Licenziano il cane e lo prendono in giro su Twitter

La resa di un cane comunque dipende molto dal padrone/addestratore.









Cia Twitter Thread

venerdì 20 ottobre 2017

In pellegrinaggio a Qamishli

GROZNY, October 20. /TASS/. A total of 15 Russian citizens, including 11 children, have been evacuated from conflict-stricken areas in Syria to state controlled territories, Ramzan Kadyrov, the leader of the Russian republic of Chechnya, announced on Friday. "Among the people rescued are Roza Yushayeva, born in Chechnya, and her four sons Alex, Kant, Tag and Badr, all of age between one and seven," Kadyrov wrote in his Instagram account. "Three women from Dagestan and their seven children have been also evacuated to a safe place." Ziyad Sabsabi, a representative of the Chechen leader in the Middle East and North Africa, was in charge of the operation to free Russian nationals, who were brought to safety by a plane of the Russian Aerospace Forces.

La notizia del giorno ieri, immediatamente smentita, era la presenza di Ali Mamlouk a Qamishli per trattare assieme a russi e curdi (PKK) il post-Daesh. E' difficile anche credere che i ceceni siano interessati semplicemente alle famiglie.
Non che il regime punti semplicemte al mercato delle vacche del terrorismo.
Mamlouk negli ultimi mesi ha girato in lungo e in largo tra Europa, Africa e Golfo per discutere varie questioni.
Se si mette Assad nella posizione di condurre trattative, la speranza che vada via, anche nel lungo termine, è perduta.

La svolta di Salman

Riyadh, Muharram 27, 1439, October 17, 2017, SPA -- A Royal Order was issued today establishing a complex called (the Complex of the Custodian of the Two Holy Mosques King Salman bin Abdulaziz Al Saud for the Prophet's Hadith with Madinah as its headquarters. The order stated that the complex shall have a scholarly council that includes the elite of the scholars of Hadith in the world. Its president and members shall be appointed by a royal decree. The order appointed Sheikh Mohammed Bin Hassan Al-Sheikh, member of the Senior Scholars Council, as Chairman of the Scholarly Council of the complex. The order highlighted the great status of the Prophet's Sunnah among Muslims as it is the second source of Islamic legislation after the Holy Quran. The order stated that the complex is a continuation of the state's service to Islamic law and its sources and underlined the importance of the existence of a body concerned with the service of the Prophet's Hadith and its sciences including collection, classification, investigation and study.

CAIRO – 17 October 2017: “Fatwas should coordinate with the state to protect human rights, putting an end to any threat to the state’s safety and security,” said the Grand Mufti of Lebanon Sheikh Abdel Latif Derian. Derian delivered a speech during the opening session of the International Conference for Ifta titled "The Role of Fatwa in Maintaining social Stability.” The conference is being held from October 17 to 19 in Cairo, as an initiative of the Egyptian Islamic institution Dar Al-Ifta Al-Missriyyah, under the auspices of President Abdel Fatah al-Sisi. Egypttoday

L'iniziativa di Sua Maestà risulterà effettivamente significativa a seconda di come verrà implementata. E se contemporaneamente contribuirà al cambiamento della società saudita e del rapporto tra clero e casa reale.
La ridefinizione dell'interpretazione dei detti del Profeta, pace e benedizioni su di lui, e la contestualizzazione, sono di fondamentale importanza per evitare la deriva estremista.
Ma se questa ed altre misure, verranno prese solo per dare maggiore potere di controllo al governo, allora si tratta di lavoro sprecato. Il terrorismo in medio-oriente è conseguenza diretta della repressione.

giovedì 19 ottobre 2017

Die and let live. Quei trentamila che non torneranno.

Abdelghani al-Assadi, a top commander in the Counter-Terrorism Service, said the Iraqis had an understanding with France that they would mop up the jihadists to prevent them from returning home. "We will prevent as much as possible any French person leaving Mosul alive," he was quoted as saying. "Our aim is to kill them so that no one from Daesh can flee."
thelocal.fr

«Infatti, non è solo un problema di sicurezza. C’è da mettere in campo un grande progetto di deradicalizzazione. Questi giovani hanno combattuto, ma molti si sono anche fatti una famiglia, ci sono dei minori coinvolti, i loro figli. A Ischia parleremo di questo e l’Italia, grazie al patto con l’Islam che abbiamo siglato mesi fa, può dire la sua. La deradicalizzazione è più facile se puoi contare su un’alleanza tra le istituzioni e le associazioni che rappresentano la maggioranza dell’Islam italiano». lastampa

L'imponente struttura mediatica costruita da Hayat Tahrir al Sham attorno all'operazione di Hama, nel corso della quale sono state sterminate decine di appartenenti a Daesh, è la diretta conseguenza di un patto simile a quello stipulato dalla Francia in Iraq. Si tratta evidentemente di un accordo stretto con vari Paesi europei assieme anche agli americani. L'Italia non può esserne rimasta fuori.
Le battaglie delle ultime settimane hanno mostrato armamenti nuovi e sofisticati messi in mano a giovani ben addestrati. Non deve essere stata la solita Malhama Tactical a curare i dettagli delle operazioni. C'è chiaramente l'impronta di eserciti occidentali e altri contractors stranieri.
Hayat Tahrir ci guadagna, oltre che in credibilità, in fondi e mezzi. Senza contare il reclutamento. Molti giovani si uniranno alla lotta armata contro il regime.
Nell'ottica della tanto auspicata fuoriuscita di Assad, non ha più senso fare pellegrinaggi a Damasco e fornire così un'ulteriore arma per prolungare l'agonia. Tanto più che, sia i russi sia le milizie siriane, stanno usando le residue tasche di resistenza di Daesh in maniera da ridisegnare le mappe per rafforzare la posizione del regime ai tavoli di negoziato.
L'elemento sul quale poggia l'accordo tra jihadisti e governi occidentali, pur avendo radici e basi legali diverse (shariatiche per gli uni e in dipendenza del perimetro giuridico consentito dalle singole normative dei Paesi occidentali rispetto a condizioni di emergenza) nasce da una considerazione di tipo pratico.
Non c'è soluzione efficace e indolore alla permanenza di Daesh in Siria ed Iraq.
E il ritorno dei foreign fighters su suolo occidentale sottoporrebbe gli apparati di sicurezza a pressioni tali da non potere essere sopportate. Il CVE è una gran bella idea, ma l'implementazione e un successo concreto richiedono almeno dieci anni di tempo nella migliore delle ipotesi.
In Iraq c'è bisogno di stabilità. In Siria occorre avere un fronte militare più snello e compatto.
La "riconversione" dei khawarij è un obiettivo di difficile realizzazione per HTS.
Almeno nell'immediato.
I trentamila millantati da ministri e capi di antiterrorismo sono molti meno.
E gli scenari di guerra sono infiniti.
L'altra notte è arrivato un appello in video di un gruppo di Daesh in Congo. Qualcuno risponderà.
Ma, in maniera cinica ed egoista, l'unica soluzione al momento è ridurre il rischio con mezzi militari. L'uccisione dei militanti di Daesh è l'unica via percorribile.

Il capolavoro di Hajj Qasem

"E' la Russia che lo ha salvato. L'Iran si è mobilitato, è presente in Siria, ha combattuto anche con suoi soldati, ma chi ci è riuscito è la Russia, una superpotenza mondiale. Adesso la Russia punta a una soluzione politica, e come dice Putin il loro operato è nell'interesse della Siria intera, e non di una sola persona. Gli interessi della Russia in Siria saranno quelli della Russia, non dell'Iran. Io ho incontrato Putin: si è impegnato in prima persona per la stabilità della nostra regione. E la parola di Putin conta sulla Siria, sull'Iran e nella regione. In questo momento l'unità del mondo arabo è decisiva".
Saad Rafic Hariri 16 Ottobre 2017
As prime minister of Iraq, I am required to act in accordance with the Constitution to protect all of the Iraqi people and to keep our country united. To do so, the government has reinforced and restored what is prescribed in its federal mandate: that is, federal authority over national borders, oil exports and customs revenues.
Haider al Abadi 18 October 2017

I pensieri di Saad Hariri in questi giorni sono probabilmenti andati agli avvenimenti di Beirut di una decina d'anni fa. Atmosfera e dinamiche molto simili a quelle di Kirkuk.

La presenza in Siria, così come quella in Yemen, è limitata perchè strumentale alla sfera di influenza che gli iraniani mirano ad avere nella regione. I loro interessi sono in fondo complementari a quelli della Russia. Quindi il fatto che Putin sia il vero padrone e signore del destino della Siria non li danneggia più di tanto.
La presa di Kirkuk affonda le radici nella discesa di Soleimani in Iraq.
Sistematosi nelle stanze governative, e avendo distribuito in maniera lungimirante le milizie sciite nei territori contestati nell'arco di vari mesi, non gli rimaneva che fare quattro chiacchiere e trascinare dalla sua parte qualche comandante tra gli unionisti in modo da evitare un bagno di sangue. E infatti all'indomani della visita alla tomba di Talabani, è partita l'offensiva americana. O irachena a seconda della prospettiva.
La letterina di Tillerson e le buone intenzioni dell'unione per iniziare una mediazione sono arrivate a cose fatte. In un siffatto scenario i nostri carabinieri possono mettersi in costume a prendere il sole.  Oppure accompagnare McGurk nei suoi giretti tra Baghdad, Jeddah e Raqqah.
Al Abadi ha solo bisogno di armi e quattrini.
Può giocarsi alla pari l'alleanza con gli iraniani e fare ciaone agli americani.

mercoledì 18 ottobre 2017

Ipad&SVBIED

Meraviglie della tecnologia.
Io ero rimasta a inglesi e omaniti che durante la guerra del Dhofar tagliavano le corde vocali ai cammelli per non farsi scoprire dal nemico. Quando me l'hanno raccontato non ci volevo credere.
La prossima volta che il colonnello De Caprio vuole farsi saltare in aria prima di un colloquio di lavoro, può farlo in remoto in caso di difficoltà.
Il video con Al Julani in stile ceceno spopola sui social.
Ogni secondo è studiato per impressionare una tipologia precisa d'interlocutore.
Nel frattempo i russi starebbero bombardando le zone di Hama riconquistate da Hayat Tahrir su Daesh. Uso sapiente del terrorismo. Risale appunto ai tempi della Cecenia.