venerdì 23 giugno 2017

The List

-Close down al-Jazeera and all affiliates (Arab 21, the New Arab, Sharq, Middle East Eye)
-Close a military base operated by Turkey 
-Expel all citizens of Saudi Arabia, Egypt, UAE and Bahrain currently in Qatar 
-Hand over all individuals wanted by those four countries for terrorism 
-Stop funding any extremist entities that are designated as terrorist groups by the US 
-Provide detailed information about opposition figures Qatar has funded 
-Shut down diplomatic posts in Iran Expel any members of Iran’s elite Revolutionary Guard 
-Conduct trade and commerce with Iran only that complies with US sanctions

Il punto tre è allettante.
Dopo l'abbassamento delle quote di stranieri, è difficilissimo trovare lavoro nel Golfo.
Tolti i GCC residents, dovrebbero esserci più opportunità .
Ammesso che il sistema economico e finanziario locale regga il colpo.
Il Qatar è uno dei posti più accoglienti, sotto il profilo dei diritti e della convivenza civile, per andare a lavorare e vivere.

La lista è ovviamente proibitiva.
Sheikh Tamim deve cercare di resistere per mostrare al mondo l'ingiustizia di quanto è stato fatto al Qatar e  come tutto ciò sia fuori dal diritto internazionale.
Vedremo così se e come la coalizione del Gofo reagirà.


Comunque

La procura ha invece archiviato il procedimento per rivelazione di segreti d’ufficio a suo tempo aperto nei confronti dell’agente, un appuntato in servizio al Reparto mobile di Padova che aveva diffuso informazioni su un possibile attentato terroristico di matrice islamica con l’impiego di droni e autovetture fra il 2 e il 6 gennaio. Un messaggio inviato all’interno di un gruppo Whatsapp di cui facevano parte alcuni colleghi, che però era trapelato. messaggeroveneto

Del rischio che notizie sull’indagine fossero riferite ad appartenenti ai servizi segreti parla anche il vice comandante del Noe, Alessandro Sessa. Ai pm di Roma, il colonnello ha riferito il sospetto che informazioni fossero giunte al maggiore dei carabinieri Pietro Rajola Pescarino - ex vice capo del Noe attualmente all’Aise - comunque totalmente estraneo all’indagine. Il Sole 24 Ore 

Sapevo che non si trattava dell'uomo delle aquile.

Immagino si tratti piuttosto del figlio del famigerato, se così lo si può definire, Rajola Pescarini (con la i finale) del Sismi. Il quale figlio fu tirato in mezzo ad una misteriosa vicenda di omicidio quando era a Molfetta . Risultò completamente estraneo alla fine.
Abbiamo capito che gli uomini delle forze dell'ordine a dispetto delle regole, e pur non essendocene la necessità, non riescono a resistere all'idea di fare partecipi i propri colleghi di inchieste o scoperte eclatanti in corso di indagine.
Scafarto pare essere tra quelli.
Non si capisce comunque, perchè si continua a rimestare su questa parte dell'inchiesta quando andrebbe chiarito meglio cosa avrebbero rivelato i generali Del Sette e Saltalamacchia.

giovedì 22 giugno 2017

Unity

Pompeo and Waddell urged Qaboos to crack down on Iranian smuggling routes through Omani territory that deliver personnel, equipment and weapons to Yemen's Houthi rebels. The U.S. provides logistical and refueling support to Saudi Arabia's Air Force in its war against the Houthis. 

One U.S. official told me that Pompeo and Waddell were careful not to ask the Sultan to cut ties with Iran. That would be impossible for the Omanis, given their economic dependence on Iran. But the message was clear that Oman should take more action to stop Iran's resupplying of the Houthis.

"For that you don't need to smuggle material," Riedel said. "What you need are people who have that expertise, and the Iranians have that expertise." bloomberg

 عاجل | تيلرسون: هدفنا المحافظة على وحدة مجلس التعاون الخليجي 

"In regards to the continuing dispute within the (Gulf Cooperation Council), we understand a list of demands has been prepared and coordinated by the Saudis, Emiratis, Egyptians, and Bahrainis,"  
"We hope the list of demands will soon be presented to Qatar and will be reasonable and actionable."


Gli americani, e paradossalmente anche i sauditi negli ultimi anni, stentano a fare valutazioni corrette sulle vicende medio-orientali perchè le considerano un semplice risiko.
Gli equilibri in campo in Yemen sono parte del corredo genetico degli arabi.
Bloccare i movimenti di houti e iraniani non è la stessa cosa che chiudere la Salerno-Reggio Calabria per lavori.
Gli omaniti, e non solo il governo ma anche famiglie ed amici, soldati, polizia ordinaria e intelligence, hanno un legame ancestrale con gli yemeniti. Non favoriscono il trasporto di armi, ma qualsiasi tipo di scambio. Da e via Muscat arrivano le piastrelle per il bagno e il frumento. Ci può scappare qualche arma. I rapporti di conoscenza sono tali che viene naturale ospitare amici feriti anche grazie al poliziotto della dogana che chiude un occhio. Non si tratta di rotte da tagliare. E lo stesso tipo di rapporto è quello con gli iraniani.
Gli omaniti viaggiano per cure, vacanze e  scambi culturali in Iran. Non è una relazione limitata a mere questioni commerciali ed energetiche. Non si tronca da un giorno all'altro per fare un piacere all'alleato e senza un motivo concreto. Il popolo è la forza dei governi del Golfo. Sotto questo aspetto un Paese governato da Sharia, anche mista a leggi secolari, è meglio della nostra democrazia.
Un altro mito da sfatare, che spesso torna utile ad evocare il fantasma della guerra, è che vi è un alto livello di collaborazione tra Houti e iraniani. Indubbiamente la presenza iraniana è tangibile, ma non decisiva nelle strategie degli Houti. Piuttosto che pensare sempre in termini di azione militare, bisogna lavorare sulla mediazione. E di certo l'Oman può tornare utile anche in questo caso.
Ma qual è la linea della Casa Bianca ?
Sayyid Fahad sarà stato in fondo anche contento di non aver partecipato ad un bilaterale con Trump. Ha la saggezza e l'esperienza necessarie per capire in anticipo con chi ha a che fare. Non sarà rimasto nemmeno stupito della sceneggiata trumpiana sul Qatar.
Gli americani non hanno una linea nè una strategia.
Però è ormai chiaro che lo Yemen è un disastro dal quale l'Arabia Saudita difficilmente verrà fuori e al quale sono legati altri scenari. Dalla Libia alla Siria.
Il segretario Tillerson deve cogliere l'occasione presentata dalla disputa con il Qatar, per indurre Mohammed bin Salman alla cautela. In tal modo sarà anche possibile vedere un Qatar più allineato. Il Consiglio del Golfo non sarà mai unito. Deve sforzarsi almeno di stare assieme in maniera ottimale. Le politiche economiche e le riforme sono il punto di forza di Mohammed bin Salman. La politica estera va rivista. Il medio-oriente e il mondo intero non hanno bisogno di sottostare ad ulteriori tensioni.
Rassicurare Mohammed bin Salman che l'alleanza con gli Stati Uniti è salda ma sottoposta a condizioni, può aiutarlo a trovare quell'equilibrio che pare mancargli. Adesso ha decisamente bisogno di fare esperienza nel suo ruolo di erede al trono senza tentare ulteriori passaggi di fase. Così facendo Tillerson lo sottrarrà alle grinfie di Mohammed bin Zayed che è da sempre la vera minaccia ai precari equilibri del Golfo.
Gestire e guidare questi giovani sovrani, così come fu fatto in passato con i loro padri e nonni, potrebbe aiutare l'America a trovare una linea stabile di condotta in politica estera.

mercoledì 21 giugno 2017

Breaking

“Rule passes to the sons of the founding King, Abd al-Aziz Bin Abd al-Rahman al-Faysal Al Saud, and to their children's children. The most upright among them is to receive allegiance in accordance with the principles of the Holy Quran and the Tradition of the Venerable Prophet.”



Mohammed bin Nayef pledge of alliance to Mohammed bin Salman.
Video


Non si fa in tempo a digerire il Suhoor.
Chissà che ci aspetta per l'Eid.

Curiosità.
La casetta del nuovo Ambasciatore saudita in Italia.

You mystify me. Il vuoto.

Now that is been more than two weeks since the embargo started, we are mystified that the Gulf states have not released the details about the claims that they are making toward Qatar .
Heather Nauert State Department



"Ebbi delle perplessità perché rispetto alla foto la persona consegnata (dalle autorità sudanesi, ndr) non aveva quelle fattezze".
"Chiesi degli accertamenti - ha dichiarato il vice questore aggiunto Mosca - e nell'immediatezza una interprete, scossa per avere sentito ore di intercettazioni dove si evinceva l'aggressività di Medhanie, disse che non poteva sbagliarsi risentendo quell'aggressività". Ma poi il dirigente di polizia ha un vuoto: "Non ricordo se la conferma su quella voce mi venne data all'arrivo a Roma o in Sudan". repubblica

Da historically terrorists a mystified.
L'armonia regna all'interno dell'amministrazione americana.

La testimonianza del funzionario pare il solito scaricabarile.
Però prima o poi si aprirà anche il calderone dei mediatori-interpeti nelle indagini per terrorismo internazionale.


I grandi temi di attualità

«Importare tutti questi negri abbassa il livello culturale dell’Europa»
repubblica 16 giugno 2017

Foto il tirreno



Quello che mi lascia perplessa in tutta questa storia è il colonnello Liberatori.
Pare persona intelligente. Dice anche cose intelligenti.
Ha una esperienza internazionale nel suo curriculum.
Per qualche ragione poi l'hanno messo in campagna.
Quando scoppiò lo scandalo, all'uscita dell'incontro con i magistrati in procura, dichiarò che sperava che i suoi sottoposti non venissero trattati in maniera differente per il solo fatto di essere carabinieri.
Una dichiarazione del genere faceva supporre come la vicenda non fosse tanto chiara.
Che vi fossero scenari ambigui da decifrare. Cosa che è spesso caratteristica di certe indagini che solitamente colpiscono i rappresentanti delle forze dell'ordine. Qua invece mi pare, visto anche che inizialmente gli indagati erano una quarantina, che di ambiguo c'è proprio poco. E al colonnello Liberatori e al generale Saltalamacchia di tutto ciò, nulla era arrivato all'orecchio ?
Diceva il procuratore che l'Arma non va messa sotto accusa.
Forse sarebbe proprio il caso di farlo . Magari risolviamo qualcosa.
Non si sa se piangere o ridere di un branco di gente a metà tra Totò e Peppino e quelli della uno bianca.
Ma l'aspetto più triste di questa vicenda, è il fatto che la gente del posto, timorosa di perdere le caserme, continui ad appoggiare proprio questi carabinieri. Si va oltre il garantismo.
E' questo il concetto di sicurezza partecipata che l'Arma ha insegnato da quelle parti ?
Il male diventa bene e l'ingiustizia si fa giustizia quando s'indossa una divisa ?


In attesa di comprendere cosa avrebbe effettivamente spifferato il generale Del Sette, si è capito però perchè per il generale Governale il martirio e la jihad sono culto della morte e non sacrificio di e per la vita.
Ai carabinieri l'Islam viene insegnato da Molinari.


Foto Arma dei Carabinieri

martedì 20 giugno 2017

Negotiations

Qatar is under blockade, there is no negotiation. They have to lift the blockade to start negotiations,
al jazeera

Al momento si parla di tre momenti in cui emiratini e sauditi avrebbero voluto tentare il colpo di stato con l'aiuto dell'immancabile Erik Prince che, quando c'è da provocare il caos tra i vicini di Mohammed bin Zayed, non se lo fa comandare due volte.
Il trono di Sheikh Tamim sarebbe stato in pericolo prima della manomissione dei sottotitoli del telegiornale che faceva il resoconto della sua presenza alla celebrazione della fine del corso dei cadetti e prima del rientro delle truppe del Qatar tagliate fuori dalla coalizione anti-Daesh in Yemen.
Attualmente Mohammed bin Zayed e Mohammed bin Salman sarebbero ancora orientati verso un attacco militare, ma a Washington nessuno pare avere dato semaforo verde. Infatti ci sono stati l'accordo per la vendita delle armi e il proseguimento delle esercitazioni congiunte in Qatar.
Mohammed bin Abdulrahman è uno degli assetti più preziosi sui quali l'emiro può contare.
Sta facendo miracoli con il poco che si ritrova tra le mani. All'incontro che avrà con Tillerson nei prossimi giorni deve assicurarsi l'appoggio di Washington. Di tutti gli apparati governativi e militari americani. Altrimenti il Qatar cade e si torna ad un medio-oriente pre-primavere arabe potenziale fonte di conflitto mondiale.Finchè c'è la base americana, l'emiro può stare relativamente tranquillo.
Dall'Arabia Saudita giungono racconti di ricatti e minacce nei confronti di tutte le personalità delle categorie che contano. E anche nei confronti dei governi alleati chiave che non vogliono isolare il Qatar. Bisogna rimettere in riga Mohammed bin Zayed e Mohammed bin Salman.

Senza freni

Repubblica ha fatto pure un resoconto con tanto di screenshot in tecno-social.
Pare eccessivo.

Scacciavillani si esprime spesso in quella maniera su Twitter. Ha avuto scambi anche più pesanti di quello di oggi. Poi evidentemente lo prendono di mira con dei troll che lo seguono e lui puntualmente ci cade rilanciando con offese e battutacce.
Quando si è in posizioni come la sua, di alto livello, non bisogna rendersi ricattabili nè attaccabili.
Quello che trovo strano è il fatto che non si preoccupi che questa sua abitudine arrivi alle orecchie dei rappresentanti del governo omanita.
Non so se sia così bravo da ritenersi intoccabile, ma nel Golfo e in particolare in Oman, la forma viene prima di tutto. E' un Paese complicato per certi versi, ma di grande semplicità e umiltà. Costruito sui valori. Lì si imparano il rispetto e l'educazione.
Quando lo si vive nel modo giusto ovviamente.
Se il governo viene a sapere di questi suoi comportamenti, di certo prenderà provvedimenti.

lunedì 19 giugno 2017

Soli

«Evocare la guerra santa non necessariamente si risolve nella creazione di strutture organizzative volte al compimento di atti terroristici».
«Il mero richiamo al conflitto civile siriano non comporta un implicito ma chiaro riferimento all’Isis»
«La pubblicazione dei video è rimasta concentrata in un brevissimo arco temporale, tra il 14 e il 25 novembre 2015, elemento che riduce drasticamente la funzione apologetica e inoltre Dibrani è estraneo a frequentazioni religiose o di gruppi più estremisti». gdb

Ma l'hanno già detto che questo giudice non capisce niente di terrorismo e la sua sentenza mette in pericolo la sicurezza nazionale ? Forse no perchè il soggetto è stato già espulso. Comunque di solito il copione è quello.

Questo non è propriamente un caso adatto a sottolineare il principio.
Però è inutile parlare della necessità di una legge sullo ius soli se poi se n'è fatta un'altra apposta per liberarsi di gente ritenuta inutile perchè non è riuscita ad integrarsi. Quando alla fine lo stato è responsabile per la mancata integrazione. Lo ius soli è inutile in un Paese in cui non si concede la cittadinanza ad un ragazzo perfettamente integrato per il solo fatto di essere il fratello di un terrorista.

Fissama barqiya, filardi marriya

Makkah, Ramadan 22, 1438, June 17, 2017, SPA -- The Custodian of the Two Holy Mosques King Salman bin Abdulaziz Al Saud issued today a number of royal orders as follows: The Custodian of the Two Holy Mosques King Salman bin Abdulaziz Al Saud issued a royal order amending the name of "The Bureau of Investigation and Public Prosecution " to be "the Public Prosecution" and its chairman shall be called the "Public Prosecutor". The Public Prosecution is directly linked to the King, enjoys full independence, and no one shall interfere in its work. The Bureau of Experts of the Cabinet in conjunction with relevant authorities shall review the regulations of The Bureau of Investigation and Public Prosecution, the code of criminal procedures, other regulations and relevant royal orders, propose amendments in accordance with this order and submit the outcomes within a period not exceeding ninety days from its date in order to complete the necessary legal procedures. --More

Indubbiamente il decreto è parte di un'ampia compagine di atti tesi a riformare l'impianto della giustizia saudita. Non sfugge però, come questa mossa metta ulteriormente spalle al muro l'erede al trono. Togliere a Mohammed bin Nayef il controllo sull'apparato investigativo e giudiziario è indicativo di quanto sta accadendo nelle stanze del potere.

Ieri circolava in rete un video amatoriale dell'incontro tra il ministro della difesa saudita e i vertici della tribù degli al Murrah. Si tratta di una delle tribù più antiche e popolose del Golfo che affonda le proprie radici nella parte orientale dell'Arabia Saudita. Oggi la rappresentanza in Qatar ha emesso un comunicato nel quale reiterava il proprio patto di fedeltà a Sheikh Tamim.
In passato gli al Murrah, che in Qatar sono diverse migliaia e hanno raggiunto posizioni di prestigio all'interno dell'establishment, hanno vissuto momenti burrascosi proprio a causa delle proprie simpatie reali. Parecchi furono puniti per avere tentato di riportare sul trono il nonno dell'attuale emiro dopo che Sheikh Hamad aveva assunto la guida del Paese. Non è escluso che dietro il tentato golpe ci fosse lo zampino della corona saudita.
Mohammed bin Salman è noto per essere un grande coltivatore di relazioni tribali. Spesso è in Yemen per relazionarsi direttamente ai capi tribù. Sicuramente accarezza l'idea di una rivolta da parte degli al Murrah del Qatar. Probabilmente però, è stato lui stesso a fare in modo che il video venisse leakato per mandare un messaggio forte a Sheikh Tamim.

Ci sono diversi indicatori che denotano la crescente influenza di Sua Altezza Mohammed bin Salman in tutti gli ambienti che contano.
Dopo avere incassato la benedizione pubblica dell'Imam della Mecca (ma non del Mufti all'epoca rimasto silente) che si è profuso in lodi per la visita del presidente Trump, qualche giorno fa Sheikh Mohammed al Arifi si è scagliato contro il Qatar a suo parere diventato nemico della religione. Proprio lui che spesso veniva accolto da Sheikh Tamim assieme ad altri imam ritenuti controversi in Occidente. Evidentemente il periodo passato in prigione per aver criticato la gestione del pellegrinaggio ha dato i suoi frutti.
Ieri inoltre, per pochi minuti, il profilo Twitter di al Jazeera Arabic risultava sospeso.
Coincidenza vuole che Prince al Waleed (in affari anche con il governo del Qatar) sia tra gli shareholders del gigante del microblogging. Così come è azionista della Time Warner della quale fa parte Hbo che mandò in onda, prima della crisi del Golfo, il famigerato Veep Qatar.
Quando Mohammed bin Salman iniziò la scalata verso la corona, alcuni royal insiders riferirono di un al Waleed non proprio contento del potere che via via si veniva concentrando nelle mani del giovane principe. Ed è da sempre noto il rapporto non proprio idilliaco che il presidente della Kingdom Holding aveva con Donald Trump. All'improvviso pare avere cambiato idea un pò su tutto.
All'indomani delle elezioni americane Sua Altezza si è dichiarato entusiasta del nuovo corso e più volte in pubblico ha lodato le iniziative di Mohammed bin Salman. Facendo ben attenzione a non sbilanciarsi ovviamente. Ogni settimana, come sottolineato da lui stesso, si sente al telefono o incontra, sia Mohammed bin Nayef che Mohammed bin Salman.
Al Waleed è uomo concreto, oltre che intelligente. E' molto abile nel cogliere le opportunità. Viene da chiedersi però, se dietro questo suo sudden change of heart ci sia il convincimento sincero che il nuovo corso intrapreso dal giovane principe è un passo importante per il consolidamento del suo impero finanziario o se magari anche lui sia stato messo in riga da Mohammed bin Salman, giovane abile nel trovare gli argomenti giusti a seconda dell'interlocutore.